SARDEGNA – “Caraibi ??!!!”

13.06.2009
Dopo avere dormito solo poche ore, ci mettiamo in marcia alle 4,00 per raggiungere l’aeroporto di Bergamo. Chiaramente alle 4,00 del mattino sull’autostrada non c’è un cane e pur marciando ad una velocità di crociera tutt’altro che da formula uno, arriviamo a Bergamo alle 5,30. Consegnata l’auto alle amorevoli cure del Park to Fly (prenotazione fatta via internet, 66,00 Euro per 8 giorni, parcheggio coperto, speriamo di non dover chiedere aiuto a “Striscia la Notizia”), ci accingiamo al disbrigo delle formalità per l’imbarco. Col senno di poi potevamo anche dormire una mezz’ora abbondante in più, ma ormai è fatta. Volo Ryanair (acquisto esclusivamente su internet, euro 90,00 a testa, a/r), compagnia aerea low cost, senza fronzoli, e si capisce bene il perché: sedili in plasticone rigido, snack e bevande solo a pagamento, zero posti numerati assegnati ai viaggiatori che devono accomodarsi “random” (e velocemente); rimane un mistero il pagamento facoltativo del supplemento “priority” per l’imbarco immediato: 30,00 euro per dribblare la fila all’imbarco (ma cosa te ne frega di saltare la fila, se poi quando sali sull’aereo qualcuno che si è imbarcato prima di te ti ha già fottuto il tuo posto preferito?). Su Ryanair il risparmio tocca i massimi vertici: non c’è nemmeno il classico sacchetto per lo sbocco e le leggende metropolitane si moltiplicano, favoleggiando sul fatto che anche per andare al cesso devi pagare… Ma chissenefrega, non sarà mica la morte di nessuno se per un’ora di volo (i voli Ryanair sono tutti a corto raggio) si deve rinunciare a qualche piccolo confort: l’importante è che si paghi poco. Ben venga. Il sacchetto per lo sbocco ce lo possiamo portare da casa. Un’ora e venti di volo e alle 9,40 si tocca terra ad Alghero. La riconsegna dei bagagli è stranamente rapida; questa volta abbiamo viaggiato con una sola borsa da stiva per ovvi motivi logistici e di ulteriore risparmio. Alla fine rimaniamo solo una settimana e ci portiamo lo stretto necessario. Occhio al peso dei bagagli con Ryanair: 15 kg per ogni fagotto da stiva, 10 kg per il bagaglio a mano. Superare questi limiti può costare un bel pacco di soldi, ogni chilo eccedente viene tassato sulla base della quotazione dell’aragosta. Enoleggioauto, il sito che anche questa volta abbiamo utilizzato, ci ha dirottati verso l’Avis che all’aeroporto di Alghero ci consegna una Panda (220,00 euro per 7 giorni). E adesso si comincia davvero. Una tappa di fondamentale importanza a Porto Torres per fare il pieno di generi di prima necessità (=cibo & bevande) e poi via subito verso Stintino. Colori del mare: voto 15, in una scala da 1 a 10. Solo ai Caraibi o in Polinesia si possono vedere cose simili. Peccato che oggi la pensino come noi altre 500.00 persone e così la spiaggia (che non è particolarmente estesa, per la verità) è di fatto una bolgia, un carnaio e solo spingendo la gente in acqua potremmo trovare posto per i nostri salviettoni. Il problema è che siamo solo nella prima metà di giugno; non osiamo immaginare cosa possa succedere da queste parti durante il mese di agosto. Data l’impossibilità oggettiva di avvicinarci all’acqua, ci dovremo accontentare di qualche foto panoramica della Torre Pelosa e dell’Asinara. Il cuore sanguina, ma dobbiamo mollare e fare fagotto. Così, dato che il nostro rifugio si trova a Santa Teresa di Gallura (e cioè sulla punta estrema a nord davanti alla Corsica) prendiamo la strada costiera; ci sarà pure un posto tranquillo dove metterci in ammollo. Ci corre in soccorso Porto Torres con la sua spiaggia di Balai, appena fuori dall’abitato verso Castelsardo, dove il pubblico è numeroso, ma lo spazio libero è ancora cospicuo. Sabbia bianca, mare turchese, giardinetti ben curati, qui si consuma il primo bagno ufficiale nel mare sardo. Finalmente. Il viaggio continua, passando per Platamona e Castelsardo, fino a Santa Teresa di Gallura, dove prendiamo possesso del nostro appartamento (trovato con la consueta ricerca su internet). Dopo tutte le leggende raccontate da conoscenti e lette su racconti di viaggio (alloggi in scantinati, garage ecc.) siamo pronti a tutto, anche perché effettivamente la cifra concordata non è un’esagerazione (250,00 euro per 7 notti). Invece la padrona di casa, Patrizia, ci piazza in un monolocale da favola: ingresso autonomo, all’esterno un piccolo giardinetto privato con tavolo e sedie, 25 mq calpestabili di appartamento, cucina completa ed attrezzata di tutto punto (alla faccia degli striminziti angoli cottura con una pentola e due forchette), frigorifero formato bifamiliare con congelatore, letto doppio + letto singolo, ripostiglio, un bagno molto più che rispettabile. Se dovesse soffiare il maestrale potremo anche…. accendere il camino! (c’è anche quello). La padrona di casa, affranta, ci avvisa che purtroppo il forno non funziona… peccato, un vero danno; vuol dire che per una settimana non potremo fare le lasagne…. E a questo punto, rapido giro per la spesa, cena e poi, spappolati, a letto.

14.06.2009
Dopo lo sbattimento di ieri, cercheremo di fare meno strada possibile e andremo alla ricerca di spiagge vicine. E al momento non c’è niente di più vicino di Capo Testa. La strada parte proprio non distante da casa nostra e dopo ben 1,5 km siamo già arrivati. Capo Testa è un promontorio di granito bianco e grigio collegato a Santa Teresa da un sottile istmo sul quale, su entrambi i lati, ci sono due belle spiagge bianche, la Rena di Ponente e la Rena di Levante (un po’ affollate a dire il vero) con il mare del colore della piscina. Ma non sono le uniche: proseguendo verso il faro, si trovano anche alcune piccole calette raggiungibili attraverso sentieri ripidi che scendono dalla strada fino al mare. Consigliamo di venire da queste parti un po’ presto alla mattina, in modo da potersi accaparrare un paio di metri quadri di questa sabbia mondiale e fare il bagno in queste acque trasparenti in mezzo ai graniti. La giornata di oggi sarà completamente itinerante, così appena lasciato Capo Testa, svoltiamo subito a destra dove Baia Santa Reparata (poco meno di un km) sembra fatta per noi: sabbia bianca, mare-piscina, ma soprattutto (strano, ma vero) pochissima gente! Dietro di noi, ville da sballo. Non sappiamo a chi appartengano, ma in questo momento ci sentiamo di invidiarli profondamente. Ennesimo spostamento. Superata Santa Teresa, imboccata la via che porta verso Palau e Costa Smeralda, dopo pochi chilometri sulla sinistra troviamo l’indicazione per la Marmorata che si raggiunge comodamente con una strada asfaltata che arriva fino sulla spiaggia. Non ci sono rocce, spiaggia piuttosto ampia, con una splendida vista sull’arcipelago della Maddalena; la spiaggia ideale per le famiglie con bambini. Se non fosse per un paio di giganteschi ecomostri, che alle nostre spalle sovrastano la vegetazione mediterranea, sarebbe un vero paradiso. Gli ecomostri non ci impediscono comunque di brasarci per un paio di ore. Proviamo ad avventurarci verso Cala Sambuco, ma la strada sterrata la rende inarrivabile (almeno per il nostro mezzo). Peccato perché generalmente i posti inavvicinabili ci intrigano: sicuramente non c’è casino. Dal momento che nei prossimi giorni è in programma un tour sulla Maddalena (per cui si renderà necessario uno spostamento marittimo con auto al seguito) andiamo a fare un salto a Palau, ad una quindicina di chilometri, per le info su orari e prezzi. A Palau, oltre che ad un centro di tutto rispetto, ci sono anche un paio di spiagge tutt’altro che disprezzabili; le useremo al rientro dalla Maddalena, in quel famoso giorno. Rientrando verso Santa Teresa sulla destra prendiamo per Porto Rafael e Punta Sardegna, giusto per andarci a fare un giro di ricognizione. Dalla torre di Porto Rafael, posta in cima ad un promontorio, c’è una veduta spaziale su questo lembo di Sardegna e sull’Arcipelago della Maddalena, che è proprio lì davanti a noi. In mezzo alle villette da urlo partono diverse stradine sterrate che portano a piccole calette solitarie; purtroppo con una “panda” i movimenti sono piuttosto limitati. A dire il vero forse per la Sardegna un 4×4 sarebbe eccessivo; certo una normale utilitaria ti preclude alcuni posti che magari potrebbero essere interessanti. Ognuno fa le sue valutazioni. Anche Conca Verde è un posto da non buttare via, piccolo centro (anche qui le ville da paura sono disseminate ovunque) incastrato in una baia tranquilla con piccole calette di sabbia, lontano dai casini delle spiagge affollate. Come gran finale della giornata, fedeli al nostro proponimento di stamattina (= poca strada da percorrere) scegliamo la spiaggia ufficiale di Santa Teresa, la Rena Bianca, all’estremo nord del paese, proprio sotto la torre aragonese e di fronte alle scogliere di Bonifacio. Sabbia bianca e mare da cartolina, torneremo sicuramente nei prossimi giorni. Tanto è qui a due passi da casa nostra….

15.06.2009
Giornata di bel tempo, cielo sereno e sole caldo. Approfittiamone subito per fare uno degli spostamenti più impegnativi di quelli che abbiamo in mente. Caricata la fedele panda con i generi di conforto, ci dirigiamo verso Olbia, attraversando tutta la Gallura (che in questa stagione è particolarmente verde, passando per Arzachena e sfiorando la Costa Smeralda. L’insistenza del sole che ci ha cotto nei primi due giorni ci spinge a fare un pit-stop all’Auchan di Olbia (zona Aeroporto) per comprare nientepopodimenochè…. un ombrellone low cost, di evidente manifattura orientale, anche se non indicata. Nonostante i nostri pregiudizi (giustificati e sacrosanti), ci turiamo il naso e lo compriamo, per non rischiare di andare a fuoco. La meta di oggi è San Teodoro, località famosa per una movida serale esagerata che raggiunge il top in agosto, fino a toccare momenti di puro caos. La caratteristica di San Teodoro che ci conduce fin qui è naturalmente non la movida, ma una spiaggia, la Cinta, una distesa di sabbia candida davanti ad un mare da sogno, dove vogliamo cuocerci per almeno qualche ora. Al nostro arrivo, già dal parcheggio risulta per noi inspiegabile l’esodo della gente che abbandona la spiaggia e se ne va. Strano, non è nemmeno l’ora più calda e il cielo è sereno. Ben presto ci rendiamo conto di persona: il vento è insopportabile, il mare è molto mosso e la sabbia vola da tutte le parti (con buona pace di chi si è appena spalmato le creme salvapelle). Ogni tanto decolla anche qualche ombrellone e naturalmente il risultato è devastante. Non si può restare qui in simili condizioni, il destino vuole che il nostro ombrellone venga battezzato altrove. Non ci resta che andarcene, maledicendo la sfiga tremenda. Dobbiamo correre ai ripari e a naso c’è un posto non molto lontano che per la sua posizione geografica e il suo orientamento dovrebbe essere libero dai venti: Capo Coda Cavallo. Ci si rimette in macchina, si ritorna in direzione di Olbia e dopo pochi chilometri troviamo a destra l’indicazione per Capo Coda Cavallo. Alcuni chilometri di strada asfaltata e quindi la sorpresa del pedaggio obbligatorio di euro 6,50 per l’accesso. Da questo momento la strada diventa sterrata (anche se tutt’altro che accidentata) e ad un certo punto si apre davanti a noi il golfo spettacolare (e riparato dal vento), proprio di fronte all’isola di Molara. Peccato che l’universo intero sia accorso oggi su questa spiaggia, che, pur essendo molto lunga, è anche molto stretta; dobbiamo aggiungere che buona parte della battigia è occupata da ombrelloni a pagamento. Praticamente è piena murata, non c’è un posto per un asciugamano, figuriamoci per due. Una densità di popolazione simile a quella di Riccione nei mesi di punta. Il posto è senz’altro bellissimo, ci sono anche alcune imbarcazioni ormeggiate; purtroppo non c’è spazio e nemmeno qui il nostro ombrellone potrà essere issato. Scornati, prendiamo la via dell’uscita, siamo ormai sopra il promontorio, quando sotto di noi scorgiamo una caletta poco affollata alla quale si accede con un sentiero sterrato ripido (rigorosamente a piedi). Meglio di niente. Freno a mano e discesa fino al livello del mare per la meritata siesta. Mai sazi di spiagge, ci rimettiamo in cammino, e riattraversiamo Olbia (città portuale di rara bruttezza), dopo avere inutilmente sondato le fantomatiche spiagge di Cala Ginepro (mai arrivati a causa del pesante sterrato) e di Porto San Paolo, dove la spiaggia è piccola e devastata dal vento ancora incazzato e furioso. Non ci resta che cambiare zona, puntando verso la Costa Smeralda, facendo un giro un po’ più largo per il rientro. Costeggiamo il Golfo di Cugnana in direzione Porto Cervo e, poco oltre Portisco, arriviamo finalmente alla spiaggia amica di Rena Bianca. Di fronte, sull’altra sponda del golfo, c’è Porto Rotondo. Nonostante un po’ di vento (meno insistente di quello di stamattina), i numerosi ombrelloni a pagamento, i bambini vocianti, piantiamo finalmente le tende e ci godiamo il meritato sole e riposo. La serata termina davanti ad un solenne piatto di penne all’arrabbiata.

16.06.2009
E’ la volta della Costa Smeralda, terra di vip e yacht, di veline e calciatori, di briatori e aspiranti soubrettes, di principi danarosi e di tette rifatte. Nei nostri programmi (molto piu terra-terra) c’è un bel tour panoramico che ci farà toccare le spiagge principali. Dopo avere superato Arzachena, prendiamo a sinistra per Baia Sardinia, un bel paese ai margini della Costa Smeralda che, proprio davanti alla piazza principale, ci presenta la sua spiaggia bianca e il suo mare poco profondo molto invitante. Non è nemmeno troppo affollata. Non avendo alcuna intenzione di farcela scappare, ci buttiamo su un parcheggio a pagamento (essendo ovviamente già volati via quelli liberi) che è comunque più a buon mercato di quelli di Levanto – e non stiamo scherzando. Qui il parcheggio a pagamento costa 1,00 euro per ora; a Levanto costa 1,50 euro per ora. Andate pure a controllare. Ci auguriamo che la A.P.T. del simpatico paesino ligure prenda buona nota di questo particolare irrilevante e sappia portare le dovute correzioni. Grazie. Il tempo è favoloso, sereno uniforme e leggero venticello. Lasciata Baia Sardinia in direzione Porto Cervo, dopo due chilometri scendiamo a sinistra per arrivare a Poltu Quatu, solo per fare un giretto e vedere cosa hanno creato in questo piccolo fiordo: oggi è diventato praticamente un covo di vip, con negozi e ristoranti di alto lignaggio, tutti comunque costruiti con i colori delle pietre del luogo e ricoperti di bouganville, così come in tutto il resto della Costa Smeralda. Per gli amanti degli yacht lussuosi, questo posto può essere fonte di grande divertimento, dato che la flotta ormeggiata può far impallidire quella di Porto Cervo. Ma dato che né lo shopping né la vita mondana fanno per noi, la nostra visita dura circa un quarto d’ora; preferiamo buttarci sulla spiaggia del Pevero; la sabbia bianca e mare turchese sono ormai una costante comune; finiremo per averne la nausea? Il tour continua e al bivio di Abbiadori svoltiamo per il Romazzino e proseguiamo fino alla fine della strada. Da qui un breve tratto di sentiero sterrato ci porta ad una piccola spiaggetta quasi deserta, una vera e propria rarità per questa zona. Probabilmente la mancanza di sabbia (che qui è sostituita da ghiaia di granito) spaventa i delicati culi dei vip e così questa baia rimane selvaggia ed utilizzata quasi esclusivamente per l’attracco delle imbarcazioni da diporto. A metà pomeriggio, l’ultima tappa della giornata alla spiaggia del Romazzino, proprio di fianco all’hotel cinquestelle che ha lo stesso nome. Una meraviglia: sabbia bianca e mare azzurro e trasparente come una piscina, un momento di grande commozione. Sull’onda dell’entusiasmo festeggeremo la felice conclusione della giornata di oggi davanti ad un vasto piatto di penne con tonno e pesce spada.

17.06.2009
Dopo abbondante dormita, puntiamo la prua della panda verso ovest, in direzione Alghero, destinazione finale: Costa Paradiso. Costa Paradiso è una località turistica sulla costa nord a metà strada tra Santa Teresa e Castelsardo a circa 35 km da entrambi. La località è già abbondantemente segnalata sulla statale e una bella strada asfaltata (piena di dissuasori, occhio!) porta direttamente al centro vacanze, dove sono raggruppati i servizi (negozi alimentari, souvenir, agenzie immobiliari, piscina ecc.). L’ingresso è libero a chiunque durante il giorno; alla sera i guardiani abbassano la sbarra e da quel momento l’accesso è riservato ai residenti. A noi interessa solo andare alla spiaggia quindi non faremo sicuramente notte. Superato il centro servizi, la strada scende ripida e a tornanti fino al mare, dove c’è un piccolo parcheggio per lasciare l’auto. Da qui parte un sentiero che si snoda lungo il fianco della roccia e che porta ad una bella spiaggia. Il piccolo, irrilevante problema è dato dal fatto che… non si riesce a parcheggiare, sold-out, nonostante i nostri numerosi giri avanti e indietro; mollare questo posto brucia parecchio. Ma il destino ci ha messo lo zampino e nonostante ci rughi da morire, scornati,dobbiamo andarcene. La sfiga ha colpito. Si prosegue verso altri lidi sempre in direzione di Alghero-Porto Torres, in cerca di maggiore fortuna. Dalle montagne vediamo la lunga distesa di sabbia di Badesi: sono otto chilometri di spiaggia, ci sarà pure un posto per noi. Fortunatamente la sensazione era esatta e così troviamo pane per i nostri denti. Il parcheggio è direttamente sulla spiaggia, a ridosso della sabbia e tra l’altro è anche a buon mercato. Una tale distesa di sabbia ai profani potrebbe ricordare Rimini; quando poi si volge lo sguardo al mare invece si capisce che qui con il colore del mare della riviera romagnola non siam neanche parenti. La spiaggia è bianchissima e talmente grande da sembrare disabitata. E’ il posto ideale per le famiglie con bambini, lontano dai flussi migratori del turismo di élite, probabilmente i prezzi sono anche abbordabili. Terminata l’accecante esperienza a Badesi, ci incamminiamo sulla via del ritorno, facendo tappa dopo circa una decina di chilometri a Isola Rossa, spiaggia di sabbia a grana grossa formata da sassolini rossastri. Il paesaggio è completamente diverso da quello precedente: le rocce di granito rosso arrivano fino sul mare. E’ qui che risorge e si alimenta il desiderio di un ulteriore giro a Costa Paradiso. E’ ancora troppo vivo il bruciore per non essersi fermati questa mattina. La teoria ci spinge a pensare che forse una parte della fiumana di gente che ha occupato selvaggiamente il parcheggio questa mattina, potrebbe anche essersi rotta i coglioni di abbrustolirsi al sole; magari qualcuno se ne sarà andato, lasciandoci spazio prezioso. Fiduciosi entriamo nuovamente a Costa Paradiso, ripercorriamo tutta la strada fino al parcheggio e… miracolo… c’è posto. Armati dello stretto necessario (senza dimenticare il nostro frigo portatile che ormai ci segue da più di due anni) percorriamo il famoso sentiero lungo il fianco della montagna, a picco sulle rocce di granito e il mare trasparente, fino a quando si arriva alla sommità e si apre sotto di noi la spiaggia de Li Cossi. Il panorama è molto bello: la spiaggia è una mezzaluna di sabbia grossolana, incastrata tra le pareti a picco di roccia rossa davanti ad una baia parzialmente riparata dagli scogli, ideale per chi vuole fare snorkeling. Alle spalle della spiaggia c’è un fiume che scende dalle montagne, ma che in estate si trasforma in una specie di laghetto paludoso, dato che non riesce a sfogarsi in mare. Almeno lo scopo della giornata è stato raggiunto. E’ il caso di dire “chi la dura, la vince”. Non ancora sazi, sulla via del ritorno, a pochi chilometri da Santa Teresa c’è una delle più grandi spiagge della zona, Rena Majore. Piena di dune, è talmente estesa che non soffre mai di sovraffollamento. Parcheggio a pagamento.

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