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	<title>TripFabio Blog &#187; Bob Marley</title>
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		<title>Bob Marley in Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Aug 2008 10:47:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TripFabio</dc:creator>
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<p style="text-align: justify">Attenzione all&#8217;ignoranza della giornalista Italiana nel video, i colori verde, rosso e giallo non sono i colori della Giamaica ma sono i colori dell&#8217;Etiopia, complimenti&#8230;</p>
<p>E&rsquo; il 27 giugno 1980 quando Bob Marley allo Stadio Meazza di Milano incontra l&rsquo;Italia per il primo dei suoi due unici concerti che terr&agrave;, in tutta la sua carriera, nel nostro paese (l&rsquo;altro si svolger&agrave; il giorno dopo allo Stadio Comunale di Torino). E per molti versi quell&rsquo;evento sembra da congiunzione astrale: l&rsquo;Italia &egrave; reduce da una terribile stagione di concerti, fatta di contestazioni sul prezzo del biglietto, di &ldquo;autoriduzionisti&rdquo; che cercavano &ndash; con le buone o con le cattive &ndash; di garantirsi un posto gratis ai concerti, di inevitabili scontri, anche duri, con la polizia. Incidenti pi&ugrave; o meno gravi si erano verificati, tra cui il famoso incendio del palco appiccato durante un concerto di Carlos Santana. In questo clima non certo rasserenante, l&rsquo;arrivo di Marley in Italia &ndash; grazie al lavoro svolto dal promoter Franco Mamone &ndash; aveva un significato non solo musicale: riapriva le porte a una futura stagione di concerti internazionali, inaugurandola con quello che a tutti gli effetti era un vero e proprio evento. Bob Marley non era solo un musicista, era un simbolo: Bob Marley era il reggae, una musica nuova &ndash; per l&rsquo;Italia &ndash; che parlava e predicava ritmi lenti, libert&agrave;, pace, orgoglio, appartenenza, comunione, redenzione. Marley era il sacerdote musicale del Rastafarianesimo, la dottrina religiosa che vedeva nel sovrano regnante in Etiopia, Hail&egrave; Selassi&egrave;, il Grande Padre di tutti i rastafariani, e in quella terra la terra promessa verso cui tornare. <span id="more-108"></span>I Rastafariani facevano ampio uso di marijuana, che loro consideravano &ldquo;naturale&rdquo; paragonandola agli artifici del normale tabacco o ad altre droghe ottenute per sintesi chimica. L&rsquo;arrivo di Marley fu per l&rsquo;Italia l&rsquo;arrivo di una rivoluzione: riprova ne fu il fatto che all&rsquo;artista venne concesso lo Stadio Meazza, per la prima volta adibito a ospitare un evento non sportivo. Nel 1980 la struttura non aveva ancora il terzo anello, e a dire il vero, neanche i seggiolini colorati nel primo anello, che arrivarono soltanto nel 1986. A Milano confluirono quelle che dalle cronache del tempo furono riportate come 80/100 mila persone, forse sovrastimando le cifre reali: il promoter disse di aver venduto, tra Milano e Torino, 110 mila biglietti, ma &egrave; anche vero che non furono pochi quelli che riuscirono a entrare scavalcando ai cancelli dello stadio. Fatto sta che gi&agrave; dal primo pomeriggio lo stadio era praticamente pieno: l&rsquo;attesa sotto il sole cocente venne alleviata con un espediente per i tempi nuovo, ossia bagnando il pubblico con getti d&rsquo;acqua spruzzati in aria sopra le sue teste. Poi venne il momento dei supporter: il bluesman romano Roberto Ciotti, prima, un Pino Daniele rivelazione dopo (il 1980 &egrave; l&rsquo;anno in cui esce uno dei suoi capolavori di sempre, &ldquo;Nero a met&agrave;&rdquo;), fino al funk bianco della Average White Band, decisamente mal sopportata dal pur tendenzialmente pacifico pubblico del Meazza, che non esita a dedicarsi per un po&rsquo; al lancio improvvisato di oggetti. Una densa nuvola azzurrina di fumo intanto si alza sullo stadio, risultato delle &ldquo;canne&rdquo; fumate con generosit&agrave; dal pubblico. Il sole &egrave; ormai tramontato quando sul palco, insieme ai Wailers, salgono le I-Threes, le tre coriste di Marley: Marcia Griffiths, Rita Marley and Judy Mowatt. Il concerto prende il largo con una serie di brani preparatori all&rsquo;arrivo del re del reggae: &ldquo;Precious world&rdquo;, &ldquo;Slave queen&rdquo;, &ldquo;Stepping out of Babylon&rdquo;, &ldquo;That&rsquo;s the way Jah planned it&rdquo;. Ormai &egrave; il momento di Marley, che sale sul palco per introdurre &ldquo;Natural mystic&rdquo; accolto da un&rsquo;ovazione. Il suo fisico &egrave; gi&agrave; minato dal terribile male che in meno di un anno lo condurr&agrave; sotto terra, ma quella sera quanti sono al concerto applaudono inconsapevoli ad un Marley trascinante e ispirato. &ldquo;Natural mystic&rdquo;, &ldquo;Positive vibration&rdquo;, &ldquo;Revolution&rdquo;, &ldquo;I shot the sheriff&rdquo;, &ldquo;War/No more trouble&rdquo;, &ldquo;Zimbabwe&rdquo;, &ldquo;Jammin&rsquo;&rdquo;, &ldquo;No woman no cry&rdquo;, &ldquo;Zion train&rdquo;, &ldquo;Exodus&rdquo; sono i pilastri di quella storica esibizione. Al primo stop della musica seguono quasi 10 minuti di applausi, nel mezzo dei quali la band torna sul palco. La musica ricomincia, ed &egrave; una successione di successi micidiale: &ldquo;Redemption song&rdquo;, &ldquo;Could you be loved&rdquo;, &ldquo;Work&rdquo;, &ldquo;Natty dread&rdquo;, &ldquo;Is this love&rdquo;, &ldquo;Get up, stand up&rdquo;, &ldquo;Coming in from the cold&rdquo; e ancora &ldquo;Lively up yourself&rdquo; a chiudere definitivamente la serata. Marley esce dal Meazza consapevole di aver conquistato l&rsquo;Italia con la sua musica e il suo messaggio: il suo concerto del 27 giugno 1980 rimarr&agrave; iscritto nella storia, tanto da essere ancora oggi l&rsquo;unico evento non sportivo citato sul sito ufficiale dello Stadio Meazza tra quelli ospitati in quel luogo. <br />
Hasta Luego<br />
Fabio</p>

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