Il surfista de “Il delfino” vola a Tobago, nei Caraibi, in cerca di onde perfette e di risposte per l’anima. Eppure una volta sull’isola si accorge… che è tutta un’altra storia. Di ’swell’ non v’è traccia. L’unica marea è quella dei sorrisi della gente, dei ritmi sensuali del calipso, della natura lussureggiante.
Ma poi l’uomo che guarda il mare, d’un blu assoluto, non sa resistere al suo richiamo, invitante quanto quello di una sirena. E le poche parole scambiate con persone “speciali”, un tassista, una cameriera, André, lo spingono a sperimentare le immersioni. Si cala dunque negli abissi, in silenzio, esplorando acque amiche e infide, meraviglie di coralli, pesci e madrepore… Ma soprattutto il mondo sommerso si dischiude dinanzi a lui e rivela ancora una volta quanto sia meraviglioso il nostro pianeta e come ci si senta liberi e felici quando se ne riesce ad apprezzare la bellezza. Per un individuo alla ricerca di sé, l’incontro con una manta non è meno importante né meno ricco di emozioni di un volo sulla tavola da surf. Ecco la nuova lezione di Sergio Bambarén, grande interprete dei sentimenti: la felicità può raggiungerci in molti modi, basta non porle ostacoli…

Mi è capitato fra le mani per puro caso, un libro che a guardarlo da fuori dice poco, ma dentro viene descritta una storia, o meglio un diario di viaggio davvero emozionante. L’autore descrive alcune delle emozioni che qualsiasi viaggiatore avrebbe molte difficoltà a esprimere, vi riporto qualche frase che mi sono piaciute in modo particolare.

“E’ un principio della nostra isola condividere con chi viene da terre lontane i giardini segreti che ricoprono i fondali di quest’oceano. Non ci piace donare fiori in regalo, perchè cogliendoli, li uccidiamo. Invece preferiamo che tu venga e guardi come un dono ciò che la profondità dell’oceano ha da offrire al visitatore. Non ti offriamo un fiore in dono; ti facciamo dono di un giardino pieno di fiori, radici e tutto. In tal modo, la nostra felicità non dipenderà solo dall’offerta del mio giardino di fiori e dalla sua accettazione del dono, ma anche dal giardino stesso. Il ricordo durerà per sempre, per te, per me e per i fiori.”

“Per vivere l’esistenza nel modo migliore, non dovremmo chiudere i nostri occhi davanti a ciò che è di fronte a noi. Forse facciamo cose che per una ragione precisa, andiamo in un posto cercando qualcosa di specifico, eppure anche se non siamo in grado di trovare tutto ciò, non dovremmo mai chiudere gli occhi sulle meraviglie che possiamo ancora incontrare se soltanto ci diamo la possibilità di guardare un poco più avanti, e di aprire la nostra mente un poco di più.”

Tante altre sono direttamente nel libro ma ve le lascio scoprire……


Nell’aprile del 1992 Chris McCandless si incamminò da solo negli immensi spazi selvaggi dell’Alaska. Due anni prima, terminati gli studi, aveva abbandonato tutti i suoi averi e donato i suoi risparmi in beneficenza: voleva lasciare la civiltà per immergersi nella natura. Non adeguatamente equipaggiato, senza alcuna preparazione alle condizioni estreme che avrebbe incontrato, venne ritrovato morto da un cacciatore, quattro mesi dopo la sua partenza per le terre a nord del Monte McKinley. Accanto al cadavere fu rinvenuto un diario che Chris aveva inaugurato al suo arrivo in Alaska e che ha permesso di ricostruire le sue ultime settimane. Jon Krakauer si imbattè quasi per caso in questa vicenda, rimanendone quasi ossessionato, e scrisse un lungo articolo sulla rivista “Outside” che suscitò enorme interesse. In seguito, con l’aiuto della famiglia di Chris, si è dedicato alla ricostruzione del lungo viaggio del ragazzo: due anni attraverso l’America all’inseguimento di un sogno. Questo libro, in cui Krakauer cerca di capire cosa può aver spinto Chris a ricercare uno stato di purezza assoluta a contatto con una natura incontaminata, è il risultato di tre anni di ricerche. Ma Nelle terre estreme, però, non è solo la ricostruzione degli eventi che portano Chris McCandless alla morte, è anche una metafora sul rapporto tra la nostra civiltà e la natura che la circonda, è un formidabile tentativo di penetrare le segrete vibrazioni che percorrono tutte le giovinezze, è un viaggio del corpo e dell’anima scritto da un maestro del racconto d’avventura che qui si mette in gioco lasciandosi coinvolgere – assieme al lettore – dalle figure eroiche di cui narra.

Ne ho lette di tutti i colori su questa storia. Si dice che era un ragazzo fuori di testa, pazzo, senza un minimo di testa, ma chi è questa gente per poter giudicare una persona che non si conosce nemmeno?? Al giorno d’oggi non mi stupisco affatto di questa storia, viviamo in un mondo malato, pieno di ipocrisia e corruzione, e questo ragazzo sarebbe matto? No forse i matti siamo noi che stiamo con le mani in mano e non facciamo nulla per cambiare la nostra vita. Lui invece ci ha provato, gli è andata male ma almeno ha avuto il coraggio di vivere fuori dalle righe senza essere una vittima del sistema.

“C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perchè è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in continuo cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso. Se vuoi avere di più dalla vita, devi liberarti dalla tua inclinazione alla sicurezza monotona e adottare uno stile più movimentato che al principio ti sembrarà folle, ma non appena ti ci sarai abituato, ne assaporerai il pieno significato e l’incredibile bellezza.”

“Ti sbagli se credi che la gioia derivi soltanto o principalmente dalle relazioni umane. Il Signore l’ha disposta intorno a noi e in tutto ciò che possiamo sperimentare. Non dobbiamo che trovare il coraggio di rivoltarci contro lo stile di vita abituale e buttarci in un esistenza non convenzionale. La mia opinione è che non hai bisogno ne di me ne di nessun altro per portare questa gioia nella tua vita. E’ semplicemente li che ti aspetta, che aspetta di essere afferrata, e tutto quello che devi fare è tendere la mano per prenderla. L’unica persona con cui combatti è te stesso e la tua testardaggine a non lasciarti a nuove esperienze.”


Le Balene lo sanno, bellissimo diario di viaggio scritto da Pino Cacucci. Un viaggio attraverso la Baja California, da Cabo San Lucas a Tijuana passando tra i deserti incontaminati alle bahie dove annualmente vengono a svernare le Balene. Un paese ancora poco pubblicizzato e frequentato soprattutto dal pubblico americano a nord per lo sballo e l’alcool e a sud per i divertimenti e un mare da far invidia ai caraibi. All’interno del racconto ci sono anche diversi cenni storici molto interessanti che riguardanoi anche noi Italiani che come al solito siamo in un modo o in un altro in tutto il mondo. Consiglio questo libro per chi è appasionato come me di viaggi ma soprattutto di peasi ancora da scoprire, ma soprattutto consiglio un viaggio attraverso questa fantastica terra. La penisola più lunga del mondo, circa 2000 Km, è bagnata dal mar di Cortez, spiagge da favola e acque cristalline, da questa parte dell’isola ci sono numerosi posti dove fermarsi e riposarsi sulle spiagge praticamente deserte. Dall’altra parte troviamo l’oceano pacifico, piuttosto moviemntato in questa zona dove arrivano le correnti fredde da nord, gli unici punti dove poter fare un bagno sono Ensenada a Nord e nella famosa Todos Santos a sud, patria dei Surfisti. Una delle cose più affascinanti da fare in Baja California è attraversare il Gran desierto central che cambia continuamente faccia ad ogni Km di strada, pochi lo attraversano, il caldo è torrido soprattutto in estate.