Parco Faunistico La Torbiera
sabato, giugno 12th, 2010Il Parco faunistico “La Torbiera” nasce in quella regione di confine fra Pianura Padana e Prealpi, caratterizzata da un clima mite e sempre umido. I numerosi laghetti che arricchiscono la regione hanno favorito l’affermasi di vegetazione di torbiera, ancora ricca si specie rettile. L’ambiente di torbiera nasce dall’accumulo progressivo delle parti morte di vegetali sul fondo dei laghi. Nel terreno bagnato la carenza di ossigeno impedisce i processi di ossidazione e la completa decomposizione delle piante. I resti vegetali si trasformano quindi solo parzialmente, diventando torba, e si raccolgono sul fondo, facendo progressivamente diminuire la profondità del bacino. In tal modo le piante della riva si possono spingere verso l’interno, riducendo, fino alla sua scomparsa, la superficie dello specchio d’acqua. Nella zona di Agrate Conturbia, dove il Parco faunistico “La Torbiera” è localizzato, è stata rinvenuta una stazione mesolitica, dalle caratteristiche archeologiche simili a quella dei vicini lagoni di Mercurago. l Masolitico rappresenta un periodo evolutivo di passaggio dalle glaciazioni alla fase neolitica, caratterizzato da un progressivo aumento della temperatura. Propria del periodo fu l’espansione di boschi di latifoglie e di querceto misto. E’ in questo passaggio che visse una popolazione dedita a caccia e raccolta. La torbiera di Agrate Conturbia nasce e si sviluppa al centro di un’area circondata da un bosco planiziale di ontani, farnie, betulle, castagni e salici. Nel secolo scorso i boschi paludosi occupavano grandi aree, prima che bonifiche e canalizzazioni di corsi d’acqua li riducessero a poche vestigia. L’ambiente naturale protetto della Torbiera facilita non solo la sopravvivenza e riproduzione degli animali residenti, ma anche quella di specie migratorie in transito. Il Parco faunistico “La Torbiera” è un lembo di terra salvatasi fortunatamente dall’azione dell’uomo. Esso si compone di una porzione aperta alla visita del pubblico e di un’area protetta, rifugio di animali e piante. L’area protetta copre un’estensione di circa 40 ettari, dove il bosco si apre in radure frequentate da caprioli, volpi, faine, rettili (prima fra tutte la vipera comune), falchi di palude e altre specie ornitologiche. Le zone umide sono popolate anche da anfibi (tritone), ardeidi, anatidi e rettili (biscia d’acqua). Alla vista l’area si mostra dolcemente ondulata, con leggere pendenze alternate a depressioni spesso occupate da alluvioni torbose e piccoli specchi d’acqua. Percorrendola incontriamo tre zone umide alimentate da acque meteoriche e/o di risorgiva, oltre a piccoli torrenti, polle e altre raccolte d’acqua. La temperatura raggiunge un massimo in luglio ed un minimo in gennaio (compresa fra 0°C e 5°C). Le piogge, tipiche del clima continentale, registrano un minimo in gennaio e due massimi, in primavera e in autunno. L’umidità sempre presente favorisce lo sviluppo della vegetazione igroscopica. La flora è tipica dei boschi di latifoglie caducifoglie mesofile (querceti) e delle zone umide. Le zone boschive, in cui la farnia (Quercus robur) è quasi sempre dominante, si alternano a prati umidi e zone destinate al pascolo. Nei querceti la betulla (Betula pendula) e il castagno (Castanea sativa) si localizzano nei tratti più aperti. Robinia (Robinia pseudoacacia) e quercia rossa (Quercus rubra), piante di origine nordamericana ormai naturalizzate nella zona, tendono a formare popolamenti puri. Il sottobosco è caratterizzato dalla presenza di felce aquilina (Pteridium aquilinum). Sulle rive dei laghetti troviamo una vegetazione tipicamente igrofila. Qui i boschi sono dominati da ontano nero (Alnus glutinosa), che forma una copertura omogenea e, grazie alla sua notevole capacità di rinnovazione, rappresenta la principale componente arbustiva. Molinia coerulea e Dryopteris carthusiana costituiscono in prevalenza lo strato erbaceo. Un grande va-lore floristico è dato dalla presenza di Agrostis canina e Viola palustris, specie legate agli ambienti torbosi dal significato di relitti microtermici. Nelle praterie igrofile Rhynchospora alba e Drosera intermedia e rotundifolia, molto rare in ambito regionale, sono da conside-rare relitti post-glaciali. Possiamo anche incontrare Montia fontana in pozze temporanee alimentate da acque di risorgiva, anch’essa rara in ambito regionale. Diverse specie del genere Sphagnum sono infine favorite dal microclima tipico della vegetazione di torbiera. La loro abbondanza conferisce alla torbiera l’aspetto tipico di formazioni analoghe del centro e nord Europa. Numerose sono le specie esotiche presenti nell’area; citiamo qui solo due esempi. Taxodium distichum, cipresso di palude, è un albero originario degli Stati Uniti, presente principalmente lungo le rive del lago piccolo, dove sembra occupare con successo gli spazi dell’ontano nero. e asiatica che si fa spazio nelle zone più luminose del bosco. Taxodium distichum, cipresso di palude, è un albero originario degli Stati Uniti, presente principalmente lungo le rive del lago piccolo, dove sembra occupare con successo gli spazi dell’ontano nero. e asiatica che si fa spazio nelle zone più luminose del bosco. L’abbondanza di pneumatofori, propria della specie, dimostra il suo adattamento alle condizioni asfittiche del suolo. Nel sottobosco dei querceti è possibile vedere piccoli aggruppamenti di Spiraea japonica (Rosaceae), un piccolo arbusto di origine asiatica che si fa spazio nelle zone più luminose del bosco.
Fonte: La Torbiera
