Archive for aprile, 2010

San Marino – San Leo

martedì, aprile 27th, 2010

Città di San Marino, è la capitale che si estende per 7,09 km² e conta 4.493 residenti (stime 2003). È la terza città del Paese, dopo Borgo Maggiore e Dogana, frazione di Serravalle ed anche il capoluogo del castello omonimo, che comprende anche alcune frazioni tra cui Murata. Confina con i castelli di Acquaviva, Borgo Maggiore, Fiorentino e Chiesanuova e con il comune italiano di San Leo (PU). Il suo borgo resta arroccato in cima al Monte Titano e supera tutti gli altri in altezza sulla superficie del mare (più di 700 metri). E’ il nucleo residenziale più antico, non a caso raccoglie le sedi istituzionali del Consiglio Grande e Generale e del Governo (Palazzo Pubblico), e delle segreterie di Stato. Non solo, il suo borgo, accessibile da quattro "porte", racchiude i monumenti e i luoghi di interesse più importanti del Titano: le tre "penne", ovvero le torri medievali, simbolo di San Marino, la Basilica del Santo che conserva le reliquie di colui che ha fondato il Paese, il Monastero di Santa Chiara, la Porta e la Chiesa di San Francesco, la contrada Ombrelli e la piazzetta del Titano. Infine spicca Piazza della Libertà, dove si trova Palazzo Pubblico e una terrazza panoramica d’eccezione.
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Fonte: www.sanmarinosite.com
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San Leo, detta già Montefeltro, è situata a metri 583 s.m., a 32 km. da Rimini, nella Val Marecchia (SS 258), su un enorme masso roccioso tutt’intorno invalicabile; vi si accede per un’unica strada tagliata nella roccia. Sulla punta più alta dello sperone si eleva l’inespugnabile Forte, rimaneggiato da Francesco di Giorgio Martini, nel XV secolo, per ordine di Federico lll da Montefeltro. L’antichissima città che fu capoluogo (dall’origine alla fine) della contea di Montefeltro e teatro di battaglie civili e militari per circa due millenni, assunse con Berengario II il titolo di Capitale d’ltalia (962-964). S. Leone (sec. IV d.C.) ne fu l’evangelizzatore. La città ospitò Dante ("Vassi in San Leo…") e S. Francesco d’Assisi, che qui ricevette in dono il Monte della Verna dal Conte Orlando di Chiusi nel Casentino (1213). Si conserva ancora la stanza ove avvenne il colloquio fra i due uomini. Nel forte, trasformato in prigione durante il dominio pontificio, furono rinchiusi il Conte di Cagliostro, che vi morì nel 1795, e Felice Orsini (1844). Notevole il patrimonio architettonico conservato: la Pieve preromanica, il Duomo romanico lombardo del sec. Xll, il Forte; Il Museo di Arte Sacra recentemente allestito nel Palazzo Mediceo, sparsi sul territorio comunale, i ruderi di diversi castelli, tra i quali quelli di Pietracuta, e di Piega, il convento francescano di S. Igne, il convento domenicano di Monte di Pietracuta, la chiesa di Montemaggio, con un pregevole soffitto di legno a cassettoni. Il panorama che si gode da San Leo è uno dei più belli e caratteristici della regione la vista spazia sui monti circostanti e lungo, la vallata del Marecchia, fino al mare. Dotata di moderni impianti sportivi, annovera oltre ai campi da calcio i, campi da tennis, una avio superficie dove è possibile praticare il volo a vela (aliante). Dalle rocce del monte San Severino e possibile decollare con il parapendio.
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Fonte: www.comune.san-leo.ps.it

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Oasi Lipu Torrile (Parma)

sabato, aprile 17th, 2010
 Un po’ di storia e curiosità
Durante la metà degli anni ’80 un gruppo di attivisti della Sezione LIPU Parma avviò la trasformazione di una distesa di campi coltivati a mais e barbabietole in una zona umida naturale, che si integrasse con le adiacenti vasche dello zuccherificio Eridania e che potesse attirare ed ospitare i numerosi uccelli di passo che, grazie alla vicinanza del Po, transitavano ancora numerosi in zone. Già nel 1988 furono portati a termine i lavori di scavo e di ricostruzione della zona umida (32 ettari).

   
 Habitat ed emergenze naturalistiche
Nell’ambiente dell’ecosistema palustre, in pochi anni sono state osservate più di 250 specie. Gli aironi, quali Nitticora, Garzetta, Airone bianco maggiore, Airone rosso ed Airone cenerino fanno spesso la loro comparsa alla ricerca di pesci, rane e insetti che qui sono abbondantissimi. Poi le anatre: coloratissimi i maschi, mimetiche le femmine. In inverno e durante le migrazioni è possibile osservare stormi anche numerosi di Germano reale, Codone, Mestolone, Fischione, Alzavola, Marzaiola e Moriglione. Ma la specie che in primavera attira maggiormente l’attenzione dei visitatori è il Cavaliere d’Italia, inconfondibile per le lunghissime zampe rosse, il piumaggio bianco e nero e il becco sottile. Gli isolotti che costellano gli specchi d’acqua dell’Oasi sono i luoghi preferiti dal Cavaliere d’Italia, oltre che dalla Sterna comune e il Fraticello, per costruire il nido. Tra i trampolieri presenti anche il Piviere dorato, il Piovanello pancianera, il Combattente, il Beccaccino ed il Chiurlo. Il fiume Po che scorre vicino è come una grande "autostrada" percorsa dai migratori. Così in primavera e in autunno arrivano all’Oasi specie rare come la Cicogna nera, il Falco pescatore, l’Aquila anatraia maggiore, il Mignattaio. Qualche segnalazione eccezionale avviene anche nel periodo invernale, come quelle della stupenda Aquila di mare e del velocissimo Falco pellegrino.
   
 Servizi e strutture
Gli itinerari dell’Oasi LIPU Torrile si sviluppano lungo percorsi su terra battuta, accessibili ai disabili, che portano ai capanni di osservazione. L’Oasi LIPU Torrile sta per inaugurarare il nuovo Centro visite con sala didattica e ludoteca, pannelli didattici e una torre, che fanno parte del nuovo Centro per il turismo naturalistico e l’educazione ambientale. Numerose le attività e gli Eventi natura organizzati. L’Oasi è dotata di un ampio e tranquillo parcheggio, dove è possibile pernottare con il camper.
   
 Invito alla visita

L’Oasi LIPU Torrile è aperta al pubblico tutto l’anno nei giorni di giovedì, sabato e domenica (con orario 9-13 e 14-18). Visite guidate per scolaresche e gruppi sono possibili anche negli altri giorni della settimana, ma devono essere sempre prenotate al Tel. e Fax. 0521/810606.
Oasi LIPU Torrile viene chiusa quando c’è neve e gelo. Prima della visita contattare il numero: 0521 810606.
Nel periodo dicembre-febbraio l’Oasi è chiusa. Per le scolaresche l’Oasi è aperta lunedi, mercoledì e venerdi su prenotazione. Telefonare al n. 0521/810606 oppure scrivere all’indirizzo himantopus@libero.it.
L’Oasi è accessibile ai disabili e dalla primavera 2007 la Provincia di Parma ha dotato l’area protetta di uno scooter apposito per turisti con disabilità motorie e sensoriali.

   
 Da visitare in zona
Tutta la bassa parmigiana è ricca di testimonianze storico-ambientali (il corso del Po, il vicino Parco Regionale del Taro, ma anche la reggia di Colorno o lo splendido borgo medioevale di Fontanellato).
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Fonte: Lipu

La visita è stata abbastanza divertente, a parte il brutto tempo che mi ha impedito di vedere al meglio molte specie di volatili, però il parco è ben curato e i capanni per fotografare sono dignitosi. L’ingresso per i fotografi è 10 € mentre per i soli visitatori è di 5 €, credo sia dovuto al fatto della manutenzione dei capanni, a me sta bene…. I capanni migliori sembrano essere lo swarovski e il bunker ma vi posso assicurare che sta tutto nella fortuna, ho passato gran parte del tempo nei due capanni e non ho praticamente visto nulla, tutto troppo lontano. Certo se avessi avuto un 500 mm avrei fatto foto fantastiche ma io ho un 300 mm e quindi mi devo adeguare. Ho fatto la maggior parte delle foto nei capanni secondari dove non cera nessuno e ho fotografato alcune specie anche da vicino. Le foto non sono venuto il massimo però sono soddisfatto. Un qualche ritocchino con photoshop non guasta….

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Visita al Castello di Bardi

venerdì, aprile 9th, 2010

Il castello di Bardi è un’imponente fortificazione che sorge su uno "scoglio" di diaspro rosso nell’omonimo paese  in provincia di Parma. Posto al centro della valle del Ceno, l’edificio sovrasta il punto in cui il torrente Noveglia confluisce proprio nel Ceno. Anche se oggi la posizione geografica del paesino sembra defilata e fuori dalle rotte commerciali e turistiche, nel medioevo, quando differenti erano i percorsi e le necessità di controllo del territorio, si trattava di un’importante tappa sul percorso della via degli Abati. Inoltre, non lontano transitavano i pellegrini della via Francigena. Il nome "Bardi" deriva da Longobardi. L’esistenza di un fortilizio risale al regno di Berengario. Nell’898 l’edificio venne venduto al vescovo di Piacenza Everardo, che ne fece un sicuro rifugio in caso di aggressione da parte degli Ungari, che in quei tempi razziavano la pianura Padana. Fino al XII secolo il castello fu governato da una consorteria di nobili locali, conosciuti come conti di Bardi, finché, nel 1257, fu acquistato, con il vicino castello di Compiano, dal ghibellino Umbertino Landi di Piacenza, che ne fece la capitale dei domini della sua famiglia. Ai piedi delle sue possenti mura si svolsero molte battaglie contro i Guelfi, sconfitti tra l’altro nel 1313. Nel corso del XV secolo i Landi modificarono la rocca, adeguandola alle nuove esigenze difensive e conferendole l’aspetto attuale. Nel 1551 Carlo V d’Asburgo nominò i Landi marchesi e concesse loro il privilegio di battere moneta. Sul finire del XVI secolo per volere di Federico Landi, il castello diventò una residenza principesca dotata di pinacoteca, archivio di famiglia, biblioteca e esposizione di armi. Nel 1682 con l’estinzione dei Landi cominciò la decadenza del castello: il feudo passò ai loro storici rivali, i Farnese, e successivamente ai Borbone. La struttura, nel corso del XIX secolo, continuò a decadere e fu adibita a prigione militare, sede della pretura e del comune. Il recupero cominciò dopo gli anni ’60. La rocca è un complesso fortemente articolato, interamente edificato in pietra, cresciuto nel tempo intorno alla mole del mastio. È completamente circondato dalle mura scarpate, dotate di cammino di ronda interamente percorribile, la cui forma irregolare segue la conformazione dello sperone roccioso. L’interno comprende vari edifici, posti su diversi livelli: la residenza, gli alloggi delle milizie, la cappella, la sala della tortura; tutti collegati tra di loro e con la corte interna e la piazza d’armi da tortuose e strette scale che, come espediente difensivo, girano tutte verso destra. Una sola torre rotonda sporge da uno spigolo del palazzo.

Fonte – Wikipedia 

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