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27/12/2005 – MALPENSA
– LANZAROTE (VIA BARCELLONA)
Le
previsioni del tempo non promettono
niente di buono e per stanotte
annunciano possibilità di neve su tutta
la Pianura Padana. Bella sfiga, proprio
oggi che dobbiamo fare 170 chilometri
per andare alla Malpensa. La nostra
partenza, che era stata fissata per le
quattro del mattino (convocazione in
aeroporto per le 7,00), viene
bruscamente anticipata alle 2,30 perché,
come volevasi dimostrare, nevica.
Beccàti malissimo partiamo mentre la
neve ha già ricoperto il manto stradale,
ma fortunatamente la situazione migliora
nei pressi di Milano. Dopo tanta fatica,
ci pensa la mitica Alitalia a farci
riposare: un’ora di ritardo secca sulla
partenza. Da notare che non c’era né
neve sulla pista, né scioperi, né altro.
Forse bisognava solo aspettare qualcuno
di “importante” come spesso accade con
la nostra compagnia di bandiera. E’ la
prima volta che voliamo con Alitalia e
siamo già pentiti. A Barcellona dovremmo
avere uno stop di un’ora e mezzo per
cambiare volo (Air Europa), ma siccome
un’ora se l’è già divorata Alitalia, ci
restano 30 minuti per correre e sperare
di imbarcarci in tempo. Ci riusciamo per
il rotto della cuffia, anche se al
check-in fanno molta fatica a trovare i
nostri nomi. Un bel mistero. Siamo a
Lanzarote, davanti al tappeto per il
ritiro dei nostri bagagli. Tutti
raccolgono le loro valigie e se ne vanno
sorridenti. Il tappeto si ferma, vuoto:
restiamo solo noi due e ci guardiamo in
faccia temendo il disastro, ma ormai
certi della sfiga. Una gentilissima
addetta dell’aeroporto ci intercetta,
conosce già i nostri nomi e cognomi e ci
informa che, a causa del ritardo di
Alitalia, i nostri bagagli sono rimasti
a Barcellona, ma sono già stati
intercettati, arriveranno con il primo
volo possibile domani e ce li
consegneranno direttamente in
appartamento. L’Alitalia ha colpito
ancora. Fortunatamente non siamo due
babbei ed abbiamo da tempo la sana
abitudine di arricchire il bagaglio a
mano con qualche indumento di emergenza
(non si sa mai) e perciò abbiamo
ugualmente una buona autonomia. Le palle
comunque girano vorticosamente, anche
perché nelle borse in stiva c’erano i
nostri amati salami. Quindi,
leggerissimi, con il solo conforto dei
nostri zainetti, facciamo un salto alla
Autoreisen per ritirare la Citroen Saxo
bianca e poi dritti verso Costa Teguise,
poco più a nord di Arrecife, a una
quindicina di chilometri dall’aeroporto,
alla scoperta del Apartamento Celeste,
trovato su Hotelkey (internet) al prezzo
di 245,00 euro per 8 notti (quindi 15,00
euro a testa per notte, mica male). Per
la verità ci aspettavamo un clima più
mite: purtoppo circa un mese fa la
tempesta tropicale “Delta”, dopo essersi
formata in mezzo all’Atlantico, anziché
dirigersi verso i Caraibi come sempre,
si è abbattuta sulle Canarie, provocando
qualche danno. La coda di questa
perturbazione è ancora da queste parti e
il clima, per nostra somma sfiga, non è
caldissimo. Faremo ampio uso del
pannetto sul letto durante la notte e di
felpe imbottite durante il giorno.
28/12/2005 – PLAYA
PAPAGAYO, PLAYA BLANCA, PUERTO D. CARMEN
Il nostro
appartamento è molto semplice, ma
completo: soggiorno con angolo cottura,
bagno, camera da letto. Chiaramente,
siccome il freddo da queste parti è
piuttosto insolito, le finestre sono
tutt’altro che isolate: sono scorrevoli
e tra una vetrata e l’altra ci sono
spazi di almeno 2 dita, dai quali di
notte, più che spifferi soffiano uragani
gelidi. Il complesso “Celeste”, che si
trova in centro a Costa Teguise, ha
anche una piccola piscina, che almeno
per oggi ci limiteremo a guardare e
basta. Attendiamo con la giusta ansia
che gli addetti dell’aeroporto ci
riconsegnino i bagagli (direttamente in
appartamento, così ci hanno garantito)
dopo il piccolo contrattempo di ieri.
Nel frattempo inizia l’esplorazione
dell’isola, che è completamente
vulcanica, le distese di lava nera e
grigia acuminata sono enormi ed
impressionanti e dimostrano che a
Lanzarote le eruzioni vulcaniche sono
molto più recenti rispetto alle altre
isole dell’arcipelago. Percorriamo la
strada principale per Arrecife, quindi
verso Yaiza per arrivare a Playa Blanca,
all’estremo sud, di fronte a
Fuerteventura Da queste parti ci sono
diverse spiagge bianche molto belle con
mare azzurro e limpido, che devono
essere una favola in estate: purtroppo
oggi il tempo non è granchè e ci
costringe alla felpa, quindi non solo
“niente bagno” ma anche “niente sole”.
Si pagano tre euro per entrare al
Monumento Natural de los Ajaches e poter
parcheggiare l’auto fino sulla
scogliera. Sotto c’è Playa Papagayo, a
forma di mezzaluna e di sabbia dorata,
chiaramente deserta. Poco distante c’è
Playa Mujeres, più lunga e anche questa
di sabbia dorata. Qualche pazzo che fa
il bagno comunque c’è: si tratterà del
solito nordico. Playa Puerto Muela è più
scura delle altre, ma ha lo stesso
effetto su di noi: una gran rabbia per
il clima ostile. Speriamo vada meglio
nei prossimi giorni. Sulla via del
ritorno facciamo una piccola deviazione
sulla sinistra per dare un’occhiata alle
Salinas del Janubio. Poi attraversiamo
nuovamente l’abitato di Yaiza, un
piccolo paesino proprio sulla strada,
completamente costituito da casette
bianche basse, che si spargono anche
sulle colline circostanti: sarà il
periodo post-natalizio, sarà il freddo,
saranno le palme disseminate tra le
case, saranno gli addobbi, ma questo
posto ci fa proprio venire in mente un
presepe. Piccola sosta a Puerto del
Carmen, pochi chilometri a sud di
Arrecife: il paese è quanto di più
turistico abbiamo visto finora
sull’isola: c’è una lunga passeggiata
costeggiata da palme, da una parte il
mare con una bella spiaggia tutt’altro
che disprezzabile, dall’altra i negozi
di souvenir mescolati con i ristoranti.
Torneremo senz’altro nei giorni prossimi
a fare shopping. E siccome il
frigorifero reclama, alle porte di
Arrecife facciamo un pit-stop al
Hyperdino, che diventerà il nostro
fornitore ufficiale di vettovaglie.Al
rientro troviamo la gradita sorpresa
delle nostre valigie: che felicità,
adesso abbiamo le mutande di ricambio
(oltre a tutto il resto). Ci avventiamo
sulle borse come due vandali ed andiamo
a rovistare fino a rinvenire il
contenuto più prezioso: i nostri salami,
uno dei quali viene decapitato subito
senza pietà, per festeggiare il
ritrovamento, mentre l’altro, volendo a
tutti i costi abbellire la casa ed
essendo sprovvisti di fiori, verrà
infilato dentro un vaso di vetro, come
un’ortensia.
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