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13/08/2006 – LA
GOMERA: PLAYA SANTIAGO, SAN SEBASTIAN
(KM 50)
Il nostro
è senz’altro un giro abbastanza
insolito: La Palma, Hierro e La Gomera
non fanno parte delle rotte turistiche
tradizionali e per questo andavano
viste. Se la prima è stata una piacevole
sorpresa, la seconda ci ha fatti
scappare a gambe levate e, dopo il fuori
programma a Tenerife, ci aspetta La
Gomera, per la quale abbiamo grandi
aspettative. All’aeroporto di Tenerife
non crediamo ai nostri occhi: faremo il
volo con l’aereo più piccolo sul quale
siamo mai saliti, 19 posti, senza bagno
(c’era poco da scegliere: o il water o i
bagagli) e siccome non c’è neanche il
posto per lo steward, il pilota copre i
due ruoli. Chiameremo questo piccolo
oggetto volante, il “Binterino”. Il volo
dura circa venti minuti e all’aeroporto
di La Gomera ci aspetta una Opel Meriva
(prenotata con le consuete modalità, via
internet) alla Cicar al prezzo di 146,00
euro per 5 giorni. Il Tapahuga, trovato
su internet (manco a dirlo) e prenotato
con un giro di e-mail al prezzo di
200,00 euro per 5 notti, si trova a
Playa Santiago, sul mare a pochi
chilometri dall’aeroporto. E’ un piccolo
residence con appartamenti semplici ma
completi (soggiorno con cucina, camera
bagno) e con la piscina sul tetto. Tra
le diverse opportunità, noi abbiamo
scelto un appartamento senza vista mare
(per spendere meno). Facciamo un salto a
San Sebastian che dista dieci chilometri
in linea d’aria, ma per arrivare bisogna
percorrere le strade interne sulle
montagne e ci vuole quasi un’ora. San
Sebastian è il centro principale
dell’isola e dal suo porto partono i
traghetti veloci del Garajonay Express
che lo collegano a Tenerife, là davanti
con il Pico del Teide in bella mostra.
Anche a La Gomera le spiagge sono di
sabbia nera; molto bella è Playa de la
Cueva, dove finalmente stendiamo i
salviettoni. Per le serate Playa
Santiago non offre granchè, anche se
effettivamente noi siamo di poche
pretese; comunque i ristoranti chiudono
piuttosto presto, tanto che ci
presentiamo alle nove e ci dicono che la
cucina è già stata pulita. Se vorremo
andare a mangiare fuori nelle prossime
sere sarà meglio cambiare i nostri
orari. Fortunatamente proprio sotto il
Tapahuga c’è una pizzeria (italiana,
anche qui) che ci salva la vita, dato
che non abbiamo fatto la spesa.
14/08/2006 – LA
GOMERA (KM 50)
La Gomera
è un’isola completamente montuosa, anzi
sembra la sommità di un monte emersa
dall’oceano, che arriva quasi a 1500
metri. Non ci sono pianure, ma solo
vallate piuttosto strette che dal centro
dell’isola scendono verso il mare.
Naturalmente le coste sono piuttosto
frastagliate, ma in fondo alle vallate
sul mare c’è posto per piccole spiagge
nere. I centri abitati si trovano tutti
sul mare, ma non ci sono strade costiere
che li uniscono; tutte le carreteras
partono dai paesi sull’oceano e puntano
verso il centro dell’isola, per poi
ripartire come i raggi di una ruota.
Infatti per andare da un centro
all’altro si impiega un sacco di tempo.
Lungo le strade, oltre a boschi e
mirador, troviamo spesso delle aree
attrezzate con due costruzioni di
mattoni ad uso pubblico, una con una
fila di dieci-quindici griglie in
muratura, l’altra con tavoli e panche di
legno, che stanno a sottolineare la
grande passione degli spagnoli delle
Canarie per le grigliate e il casino. E
infatti la gente arriva in questi posti
con carichi disumani di carnazza e
bottiglie di vino e birra per mangiare e
bere fino a crepare e poi cantare a
squarciagola. Ce le avessimo anche noi
in Italia queste aree del bengodi. Per
oggi andiamo un po’ a zonzo per l’isola
ed abbiamo il primo assaggio della
principale attrattiva, il Parque de
Garajonay, che copre buona parte della
superficie di La Gomera.
15/08/2006 – LA
GOMERA: VALLE GRAN REY (KM 90)
La meta
di oggi si trova nella parte occidentale
dell’isola, Valle Gran Rey. Partendo da
Playa Santiago percorriamo la “ruta sur”
verso Alajero e poco dopo entriamo nel
famoso Parque de Garajonay, dove la
strada stretta ma molto ben tenuta si
snoda in mezzo a boschi verdissimi. In
alcuni punti la foresta si chiude sopra
le nostre teste, formando delle gallerie
naturali molto suggestive. Che si
trattasse di un posto con una
vegetazione molto abbondante, lo avevamo
letto, però non ci aspettavamo una tale
ricchezza (anche di palme) su un’isola
così piccola in mezzo all’Atlantico. I
numerosi mirador che troviamo lungo le
strade offrono splendide vedute
panoramiche, dalle quali si vedono anche
Hierro e La Palma. Valle Gran Rey si
raggiunge dall’alto, scendendo lungo la
vallata omonima in mezzo ai palmeti e ai
bananeti. Il centro principale, che è
sulla costa e porta lo stesso nome, è
una località turistica molto frequentata
soprattutto da tedeschi, con molte
spiaggette di sabbia nera. Come sempre,
snobbiamo le spiagge davanti a i centri
abitati, preferiamo quelle un po’ più
isolate e Playa de l’Ingles, leggermente
fuori dal paese fa al caso nostro. Il
bagno è d’obbligo, ma il mare, piuttosto
incazzato, ci sbatte a destra e sinistra
contro le rocce. Un po’ malconci, come
se ce le avessero suonate, con qualche
livido usciamo dall’acqua: meglio
prendere il sole. Sulla strada del
rientro andiamo alla ricerca del famoso
“Drago de Agalan”, un albero millenario
che le mappe e i segnali stradali
indicano da queste parti. Molliamo la
macchina e proseguiamo a piedi, ma il
sentiero, ripido e in discesa (che poi
inevitabilmente si trasformerà in
pesante salita) è più lungo di quello
che credevamo. Così, senza avere
raggiunto il drago, abbandoniamo
l’impresa.
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