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01/08/2006 -
BERGAMO BGY – LA PALMA (la mas bonita)
Questo
viaggio si preannuncia molto
interessante: in ventiquattro giorni
toccheremo cinque delle sette Canarie a
disposizione (le altre due sono state
scartate solo perché Lanzarote ce la
siamo già beccata l’inverno scorso e
Tenerife vogliamo tenercela buona per un
prossimo futuro, non si sa mai, magari
in un periodo con poche idee…). Partenza
da Bergamo con la Binter Canarias, con
un aereo che sembra disegnato a cartoni
animati e che viene naturalmente
battezzato “Disney Channel”. Il
biglietto (elettronico) è stato
acquistato (come tutti gli altri del
nostro itinerario) direttamente sul sito
della compagnia, al costo di 360,00 euro
(BGY-La Palma e ritorno); gli altri voli
interni hanno prezzi variabili tra i
40,00 e i 60,00 euro a tratta. Grazie
alla proverbiale efficienza degli
aeroporti italiani, il nostro Disney
Channel parte con un ritardo di oltre
un’ora, il che vuol dire perdere la
coincidenza a Gran Canaria per La Palma
con tutto quello che segue (inutile
notte in aeroporto, volo l’indomani, un
giorno di vacanza buttato nel cesso).
Grande sorpresa, potenza degli spagnoli
che sanno come affrontare le situazioni:
all’atterraggio a Gran Canaria tutti i
passeggeri con destinazione la Palma
vengono bloccati e imbarcati
direttamente sull’aereo (che nel
frattempo ha aspettato sulla pista) con
destinazione La Palma, senza transitare
dall’aerostazione. Siamo senza parole
davanti a tanta operatività. E i
bagagli? Stessa trafila, vengono
sbarcati e smistati direttamente sul
parcheggio e ci seguiranno senza
intoppi. Alla fine dunque sul disguido
italiano è stata messa una pezza
spagnola. All’aeroporto di Santa Cruz ci
aspetta, come d’accordo, Pedro Perez, il
nostro padrone di casa (trovata su un
depliant e contrattata a suon di e-mail
a 418,00 euro per 7 notti, auto
compresa, bonifico in acconto del 20%,
saldo in contanti all’arrivo) che ci
consegna la Citroen Saxo e ci accompagna
alla nostra casetta. Ormai è notte
fonda, ci fa strada con la sua auto e
noi lo seguiamo fino alla punta
meridionale dell’isola (una trentina di
chilometri a sud dell’aeroporto), a
Fuencaliente. Pedro è un pazzo furioso,
ci sta facendo percorrere in discesa
delle strade ripidissime e strettissime
(due auto non passerebbero
contemporaneamente) delimitate da
muretti di pietre su entrambi i lati. E’
buio pesto e non vediamo un tubo, ma
sappiamo che là in fondo, là sotto
davanti a noi c’è il mare perché ormai
l’isola è finita. Scendiamo ancora.
Arrivati finalmente, la casa sembra
carina, ma adesso siamo troppo sfatti e
affamati, saldiamo il conto, salutiamo
Pedro, mangiamo e andiamo a letto. Siamo
veramente in culo ai lupi.
02/08/2006 - LA
PALMA: CHARCO AZUL – LOS CANCAJOS (170
KM)
Il
risveglio è una vera sorpresa,
finalmente ci rendiamo conto di dove ci
troviamo e il posto è ancora più bello
di quanto ci aspettavamo. Non è un
appartamento, ma una “casa rural” su un
unico piano, muri in sassi e tetto in
coppi, pavimenti in cotto, soggiorno con
bellissima cucina superaccessoriata
(microonde, lavatrice…), camera con due
letti, bagno con biancheria. All’esterno
un cortile di ghiaia delimitato da una
staccionata e lettini per il sole. La
veduta è favolosa: sotto di noi le viti
basse ricoprono il fianco della montagna
e scendono a terrazze fino al mare
diverse centinaia di metri più giù, non
un’abitazione tra noi e l’oceano e di
fianco il Volcan San Antonio. Pedro, sei
un mito! Il problema è che percorrere la
strada di ieri sera vuol dire rischiare
la vita ogni volta che si esce e si
torna a casa. Fortunatamente riusciamo a
trovare un percorso alternativo che ci
permetterà di conservare intatta la
pelle. Come primo giorno spariamo in
alto: andremo fino su al nord, lungo la
costa est, per vedere le piscine
naturali di Charco Azul. Si tratta di
pozze di acqua di mare ricavate con
delle barriere di scogli e cemento,
completate con le scalette da piscina,
per fare il bagno nell’acqua dell’oceano
senza rischiare la vita. Purtroppo il
tempo non è favoloso ci costringe alla
felpa, ma verso sud si vede Santa Cruz
illuminata dal sole: cambio di
programma, veloce spesa al supermercato
e quindi in spiaggia a Los Cancajos,
poco più a sud della capitale. La
spiaggia è vulcanica e la sabbia è nera
e finissima; l’acqua è molto bella anche
se il fondo scuro non ne mette
completamente in risalto i colori.
Scopriamo a nostre spese che la sabbia
nera amplifica l’effetto dei raggi
solari fino a diventare incandescente,
tanto che ogni volta che dobbiamo
lasciare il salviettone per andare a
fare il bagno (di corsa, naturalmente!),
è come camminare sui carboni ardenti
come i fachiri indiani. Arrivare ad
immergere i piedi nell’acqua dopo avere
camminato nell’inferno è una sensazione
di grande sollievo. Purtroppo, presi
come eravamo dalla smania della
spiaggia, abbiamo dimenticato la busta
dell’insalata in auto, sotto il sedile,
sotto il sole cocente. Adesso è marcia e
puzzolente.
03/08/2006 - LA
PALMA: COSTA OVEST – PUERTO NAOS (180
KM)
La Palma
è un’isola verdissima, piena di boschi e
pinete, con spiagge nere vulcaniche e
disseminata di bananeti. Aveva ragione
la hostess della Binter: quando le
abbiamo detto dove eravamo diretti, ha
sospirato “Ah, la Palma, la mas bonita”.
Oggi partiremo all’esplorazione della
costa ad ovest, che percorreremo per
intero fino all’ingresso della Caldera
de Taburriente a nord, oltre Punta Gorda.
La strada, naturalmente piena di curve,
si trova ad un’altezza considerevole e
costeggia grandi foreste di pini di una
specie particolarmente resistente al
fuoco e in grado di germogliare
nuovamente in tempi ridotti dopo un
eventuale incendio. Sulla strada
incontriamo un “drago centenario”, una
pianta molto curiosa particolarmente
longeva. La strada è lunga e l’ultimo
tratto piuttosto impervio e il richiamo
del mare è sempre più forte: dietro
front, addio caldera, andiamo in
spiaggia. Si ritorna verso sud e circa a
metà dell’isola ci fermiamo a Puerto
Naos, piccola località turistica con
sabbia naturalmente nera e palme sulla
spiaggia. E’ ora di stendere il
salviettone. Arriva il momento del
bagno, il mare dista solo una ventina di
metri e senza pensarci ci incamminiamo
verso l’oceano senza ciabatte; pochi
passi ci bastano per rimpiangere di
averle lasciate sui salviettoni. La
sabbia nera non perdona. Una volta
rientrati nella nostra casetta a
Fuencaliente, veniamo letteralmente
assaliti dai morsi della fame e,
mancando ancora un po’ all’ora di cena,
affondiamo i denti in uno dei nostri
salami e sbraniamo una delle nostre
saporite punte di parmigiano: la
“merenda” (così chiameremo questa
brutale spazzolata pomeridiana)
diventerà una sana tradizione di tutti i
pomeriggi al ritorno dalle nostre
escursioni. Il tramonto dal nostro
cortile è qualcosa di indimenticabile.
Dopo cena, lettini sotto al portico per
terminare la giornata con una birra
sotto le stelle davanti all’Atlantico.
04/08/2006 - LA
PALMA: LOS TILOS (100 KM)
Anche se
il nostro è un viaggio di “mare” l’isola
di La Palma è talmente bella e verde che
merita di fare anche alcune escursioni
all’interno, anche se ci costeranno
sudore e fatica. Uno dei percorsi
consigliati è quello che porta al
mirador di Los Tilos: bisogna percorrere
la LP1, superare Santa Cruz e proseguire
fino a San Andres, dove si imbocca una
bella strada in mezzo ai boschi che
porta verso l’interno. Una volta
parcheggiata l’auto, cominciamo a salire
a piedi lungo il sentiero, tra i boschi
e le felci, ma la salita è più dura di
quello che pensavamo. All’arrivo siamo
praticamente spompati, ma ce lo siamo
anche un po’ cercato, dato che abbiamo
fatto la salita con le infradito! (pazzi
furiosi). Dopo una sberla del genere,
facciamo una bella sosta per vedere il
panorama e per riprendere il fiato,
perché anche la discesa non sarà uno
scherzo. Sulla strada del ritorno
passiamo ancora per Santa Cruz che è
proprio una bella cittadina con case di
colori vivaci e balconi in legno molto
caratteristici. L’architettura qui a La
Palma è molto semplice, ma unica: le
strade sono costeggiate da tante piccole
“casas rurales”, generalmente su un
unico piano, tutte ristrutturate ed in
ottimo stato, che gli abitanti stanno
cominciando ad affittare per le vacanze;
molti spagnoli (ma anche molti nordici)
hanno capito che il posto non è male.
Anche la nostra casa, casa Carolina
(come l’ha battezzata il nostro Pedro) è
una tipica casa rural. E per finire,
bagno a Los Cancajos, sulla nostra
sabbia nera.
05/08/2006 - LA
PALMA: CALDERA DE TABURRIENTE (140 KM)
La
caratteristica fondamentale dell’isola
di La Palma è un territorio
completamente dominato da fenomeni
vulcanici, alcuni antichissimi, alcuni
più recenti (il nostro vicino di casa
per esempio, il Volcan San Antonio, ha
eruttato l’ultima volta nel 1947,
praticamente ieri l’altro). Oggi ci
aspetta la famosa Caldera de Taburriente,
quello che resta di un enorme cratere
vulcanico dal quale è partita una
eruzione gigantesca che ha dato origine
a buona parte dell’isola. Abbiamo perso
tanto tempo alcuni giorni fa per
raggiungere la caldera da nord (senza
portare a termine l’impresa), quando
l’ingresso più facilmente raggiungibile
ed anche più spettacolare si trova a
sud, oltre Los Llanos de l’Aridane, poco
distante da El Paso. Una bella strada
sale piano piano snodandosi tra le
pinete fino ad arrivare al mirador de la
Cumbrecita, che offre una grandiosa
veduta a 360°. La caldera, che dà
proprio l’impressione di una grande
pentola, è un anfiteatro circondato da
vette alte più di 2000 metri, ricoperto
da boschi di “pino canario” e si vede
ancora benissimo il canale terminale che
ha riversato in mare tutto il magma. E’
il paradiso degli amanti del trekking
che qui trovano centinaia di chilometri
di sentieri, rifugi e possibilità di
campeggio. Un paesaggio di alta montagna
a poche decine di chilometri dal mare,
in mezzo all’oceano Atlantico.
06/08/2006 - LA
PALMA: PLAYAS NEGRAS (30 KM)
I
paesaggi di La Palma sono estremamente
vari e cambiano nel giro di pochi
chilometri. Siccome negli ultimi giorni
ci siamo sbattuti un po’, passeremo la
giornata di oggi tra le spiagge e
spiaggette (e sono davvero tante)
proprio sotto casa nostra. Si tratta di
fare solo un po’ di tornanti in mezzo ai
bananeti e dopo pochi chilometri siamo a
Playa de la Zamora; di fianco, con un
sentiero piuttosto facile, si raggiunge
Playa Chica. Entrambe sono piccole
spiagge vulcaniche, di sabbia nera e
sassi, incastrate tra le rocce in fondo
a due piccole baie, dove l’acqua è
limpida e si può fare il bagno
tranquillamente. Un piccolo spostamento
verso sud, fino sotto le pendici del
Volcan San Antonio, dove lava, ceneri e
lapilli dell’ultima eruzione hanno
creato un paesaggio veramente lunare, e
facciamo il bagno nelle spiaggette poco
affollate di Los Abadejos, Playa Nueva e
Playa del Faro. Qui la lava finissima
arriva fino sul mare. Dato che l’ultima
eruzione del San Antonio è avvenuta nel
1947 e considerato che gli esperti ne
prevedono altre perché non è
completamente a riposo, il Volcan merita
una visita dall’alto, sull’orlo del
cratere: da una parte la caldera e
dall’altra l’Oceano Atlantico, la veduta
non è male, non c’è che dire; là sotto
si vede anche la nostra “Casa Carolina”
in mezzo ai vigneti.
07/08/2006 - LA
PALMA: ULTIMO DIA EN LA PALMA
Ci
dispiacerà mollare la nostra casa rural:
oltre ad essere molto bella, la casetta
si trova anche in una posizione
invidiabile e piuttosto isolata dal
paese di Las Indias (circa due
chilometri). Durante il giorno siamo
sempre stati in giro a zonzo per
l’isola, ma alla sera, al ritorno, ci
sono una pace ed una tranquillità che
condite con il tramonto sull’oceano
rendono questo posto unico. Per alcuni
giorni siamo rimasti gli unici abitanti
del posto, poi è arrivata una coppia di
cinquantenni, chiaramente nordici, che
si sono accomodati nella casetta
gemella, di fianco alla nostra. “Gli
olandesi”, li avevamo soprannominati,
anche se non abbiamo mai saputo da dove
venissero veramente. In cinque giorni
non li abbiamo mai sentiti parlare,
neanche tra loro: lui sempre seduto in
veranda a leggere, ad ogni ora del
giorno e fino a tarda sera, lei sempre
alle prese con i lavori di casa (un
bilocale di trenta metri quadri non può
richiedere così tanto impegno). Niente,
neanche una parola. Abbiamo provato a
stordirli con gli aromi delle nostre
carbonare, per vedere un minimo di
reazione, ma loro erano sempre più
rigidi e taciturni. Che bel quartetto:
noi, due italiani vocianti e
pittoreschi, creatori di aromi di sughi
e paste condite, loro due freddi nordici
che non si sarebbero scomposti neanche
per una sboccata del San Antonio.
08/08/2006 – EL
HIERRO
Siamo
arrivati a La Palma col buio, ce ne
andiamo col buio, come i ladri.
Levataccia alle 5 del mattino, dobbiamo
essere in aeroporto alle 6 e lasceremo
la nostra Citroen Saxo incustodita nel
parcheggio del terminal; ci penserà
Pedro a venirsela a prendere. Oggi ci
sposteremo sulla seconda isola del
nostro viaggio: El Hierro, la più
piccola di tutte. Non c’è un volo
diretto da La Palma, ma è necessario uno
scalo a Tenerife Nord. Gli aeroporti
delle isole minori dell’arcipelago sono
molto piccoli, ma moderni e funzionali e
molto ben curati. Quello di Hierro viene
chiuso durante la notte perché non ci
sono voli. Il bimotore ci sbarca
sull’isoletta e ritiriamo la Opel Meriva,
noleggiata sul sito internet della Cicar
(Euro 131,00 per 5 giorni). Abbiamo
acquistato tutti i voli interni sul sito
della Binter, a prezzi variabili tra i
40 e i 60 euro a tratta; non vengono
emessi biglietti cartacei, ma è
sufficiente presentarsi al check-in con
la stampa del numero di prenotazione.
Siamo molto curiosi di vedere la nostra
casetta, trovata su un depliant e frutto
di uno scambio di e-mail con il
proprietario, un certo Cayetano Armas,
che deve essere un vero “personaggio”,
affittata a 200,00 euro per 5 notti
(100,00 con bonifico dall’Italia, il
resto da saldare in contanti in loco).
Las Casitas (è il nome del nostro
residence) è un piccolo complesso di
cinque appartamenti, semplici ma
funzionali (soggiorno con cucina, camera
e bagno), hanno una piccola piscina sul
retro e al piano terreno c’è un
ristorante. Partiamo alla scoperta
dell’isola ma ci rendiamo conto ben
presto che c’è davvero poco: le spiagge
per esempio (per come le intendiamo noi
= sabbia) sono praticamente inesistenti
e per ovviare a questa penuria sono
state create delle piscine in riva
all’oceano, ottenute chiudendo gli
scogli con barriere di rocce e cemento.
L’unica spiaggia vera e propria è quella
rossastra di Playa del Verodal, sulla
estrema punta ad ovest dell’isola. Vento
insopportabile e mare troppo incazzato
per essere balneabile, ci spingono
altrove, verso Playa Arena Blancas (“blanca”
solo perché un po’ più chiara delle
altre). Vicino a casa nostra c’è un “lagartario”,
una sorta di rettilario con le lucertole
giganti del Hierro, salvate
dall’estinzione. Siccome abbiamo fiutato
che c’è un po’ pochetto da vedere
sull’isola e dovendoci trascorrere ben
cinque giorni, vedremo il lagartario più
avanti (della serie “cerchiamo di
spalmarci per bene quel poco che c’è da
vedere). Non ci resta che collaudare la
piccola piscina del residence.
Riflessione della sera: l’impressione
che cinque giorni a El Hierro siano
mezzi buttati via sta diventando una
certezza.
09/08/2006 – EL
HIERRO (KM 80)
Sveglia
per andare ad esplorare le coste est e
sud. Passiamo da Pozo de las Calcosas e
da Charco Manso dove sono state create
delle piscine naturali (pare che sia
l’unico modo per avvicinarsi al mare da
queste parti). Valverde, il capoluogo, è
un paesino tranquillo senza niente di
particolare e quindi lo lasciamo in
fretta per andare a Playa del Tamaduste,
poco distante dall’aeroporto: paesino
carino, baie riparate con acqua pulita
per il bagno. Ma non siamo ancora
convinti e proseguiamo lungo la costa in
direzione sud fino a Puerto de la Estaca.
Nelle nostre rispettive teste sta
frullando e prendendo forma un pensiero
orrendo, che non abbiamo il coraggio di
confessarci reciprocamente, ma che è la
vera e cruda realtà: abbiamo sbagliato
isola e abbiamo riservato troppi giorni
ad un posto che ne meriterebbe al
massimo due. In poche parole, abbiamo
pestato. Ma ormai siamo in strada e si
va avanti fino a Roque de la Bonanza,
dove la cartina indica “playas”, ma si
tratta in realtà di distese di sassi,
quindi di scomodità estrema sotto il
salviettone. Siamo sempre più dubbiosi:
in un giorno e mezzo abbiamo quasi
completamente setacciato l’isola e
quello che abbiamo trovato non ha
ripagato le nostre aspettative. Si
ritorna verso casa, con sosta alle
piscine di Las Puntas. Stiamo quasi per
preparare la cena, quando finalmente
vuotiamo il sacco con le reciproche
confessioni. Breve summit e il risultato
è: andiamo via subito! E qui viene il
bello, perché cominciamo subito a
pianificare la fuga. Guarda caso l’isola
successiva da visitare (La Gomera)
prevede una doppia tratta aerea con
scalo a Tenerife Nord il 13/8. Perché
allora non anticipare il volo verso
Tenerife e restarci qualche giorno prima
di volare a La Gomera? Avremmo
l’occasione di vedere un’altra isola,
che non rientrava nei nostri piani
iniziali e che avevamo volutamente
tenuto da parte per il futuro. Basta
solo chiedere in aeroporto se i nostri
voli sono sostituibili. L’idea ci pare
favolosa e ci mettiamo al lavoro.
Un’occhiata alla Lonely Planet e
individuiamo un hotel a buon mercato a
Tenerife (a Puerto de la Cruz, per la
precisione): una telefonata, spagnolo
ormai fluente, e la prenotazione è
fatta. Poi, visto che dobbiamo ancora
saldare l’affitto al padrone di casa,
cercheremo di tirare l’acqua al nostro
mulino: alla fine riusciamo a concordare
100,00 euro per questi due giorni
(anziché i 200,00 per tutti e cinque).
Molto bene. Dato che a quest’ora
l’aeroporto è chiuso, l’operazione
“spostamento volo” è rimandata a domani
mattina: ormai abbiamo deciso per la
fuga e andremo fino in fondo, anche se
dovremo acquistare nuovi biglietti.
Orgogliosi di noi stessi per la
reattività, ci autopremiamo con una
meravigliosa paella al ristorante del
piano terreno. E domani bye bye Hierro.
10/08/2006 –
TENERIFE (KM 90)
Per non
smentirci, la sveglia e la partenza
vengono fatte rigorosamente con il
favore delle tenebre. Come i ladri, come
sempre. L’aeroporto di Hierro è ancora
chiuso e aspettiamo pazientemente nel
parcheggio. Verso le 7,00 del mattino ci
aprono e ci precipitiamo agli uffici
della Binter: qui si che sono svegli, i
nostri voli sono sostituibilissimi e
siccome la prima partenza utile ha
ancora un sacco di posti liberi, ci
fanno il cambio in quattro e quattr’otto.
Manca solo l’ultimo dettaglio: dobbiamo
disfarci della Opel Meriva, che abbiamo
noleggiato (e già pagato) per altri tre
giorni. Spieghiamo la nostra situazione
all’ufficio della Cicar e chiediamo un
buono sconto sul prossimo noleggio a
Tenerife oppure il rimborso per i tre
giorni di mancato utilizzo. Buona la
seconda, il rimborso arriverà
direttamente sulla carta di credito.
Praticamente con quello che abbiamo
risparmiato sull’appartamento (100,00
euro) e sull’auto (54,00 euro) copriremo
un po’ di spese a Tenerife. A questo
punto le pratiche di “variazione
itinerario” sono felicemente concluse e
siccome la nostra agenzia viaggi “siamo
noi stessi”, non ci sono costi
aggiuntivi per il tour operator.
All’aeroporto di Tenerife Nord dobbiamo
sbatterci un po’ per trovare un’auto dal
prezzo abbordabile. Alla fine alla
Betacar riusciamo a trovare una Grande
Punto, che è un cesso colossale, alla
modica cifra di 153,00 euro per 3
giorni. Va benissimo. Abbiamo prenotato
(al telefono, ieri sera) l’hotel Alfomar
a Puerto de la Cruz, ad una ventina di
chilometri a ovest dell’aeroporto: la
camera è molto semplice, ma per noi va
benissimo. Il prezzo è fantastico: 75,00
euro per tre giorni e davvero non
potevamo sperare in meglio. L’unico lato
negativo è che si trova in pieno centro,
con tutto quello che ne consegue in
termini di casino notturno e posteggio
dell’auto (vie strette, affollate e
selvaggiamente pluriparcheggiate). Ma
alla fine noi dobbiamo stare qui solo
tre notti e per giunta durante il giorno
saremo da tutt’altra parte. Meglio qui
che a El Hierro. Ormai è pomeriggio e ci
vaschiamo la costa nord fino a
Buenavista del Norte, incontrando
diverse spiaggette nere piuttosto
affollate. Qualche sosta sulla sabbia e
poi, visto che il tempo non è favoloso,
ritorniamo a Puerto de la Cruz dove ci
beviamo il Jardin Botanico, con un sacco
di piante tropicali, un vero “must” per
noi. Uno degli aspetti più positivi del
nostro hotel è la vicinanza di alcuni
piccoli ed accoglienti ristorantini di
ottimo pesce a prezzi incredibilmente
bassi. Non possiamo lasciarci sfuggire
l’occasione e tutte e tre le sere di
nostra permanenza andremo a beccare in
questi ristoranti dove, a conti fatti,
la spesa non sarà mai superiore a 29,00
euro in due!
11/08/2006 –
TENERIFE: PLAYA DE LAS AMERICAS (KM 240)
Tenerife,
come tutte le Canarie, è un’isola
vulcanica e pertanto le spiagge sono
nere. Avendo già fatto il pieno di
sabbia nera nei dieci giorni precedenti,
dato che le uniche spiagge chiare sono
al sud, faremo uno sforzo disumano e
andremo fino a Playa de Las Americas.
L’isola non è particolarmente bella:
fino ad ora, tra quelle che abbiamo
visitato (compresi gli altri viaggi) è
quella dove il turismo ha masticato di
più. Santa Cruz de Tenerife per esempio
è una grande città sul mare, cresciuta
in modo disordinato e con un traffico
caotico. Lungo la costa est si trovano
numerose spiagge nere, ma altrettanto
numerose sono le strutture turistiche ad
impatto devastante con condomini e
grattacieli che arrivano fino sul mare.
Poco oltre Santa Maria del Mar si trova
il Puerto Deportivo che sembra una
piccola Montecarlo. Il Pico del Teide
con i suoi 3700 metri domina dal centro
dell’isola con il suo profilo
inconfondibile ed è visibile da
qualunque punto di Tenerife. Solo verso
il sud le costruzioni diventano un po’
più rade e finalmente dopo più di 100
chilometri, arriviamo a Los Cristianos
che forma un’unica città con Playa de
las Americas, il paradiso del turista
medio. Ristoranti cinesi e pizzerie
pseudo italiane si alternano a casinò,
discoteche e locali notturni, il tutto
in mezzo ad una giungla di giganteschi
alberghi con piscine. Era giusto farci
un breve tour per vedere, ma, dato che
tutto questo non fa per noi, ce ne
andiamo rapidamente alla ricerca di
spiaggia e mare che troviamo a El Medano:
finalmente sabbia chiara (dorata) e mare
a perdita d’occhio. Bagno. Una bella
grigliata di pesce a buon mercato chiude
degnamente la giornata in uno dei
ristorantini vicini al nostro albergo.
12/08/2006 –
TENERIFE: PLAYA DE LAS AMERICAS (KM 240)
Ad essere
sinceri fino in fondo, Tenerife non ci
entusiasma. Sarà per il casino, sarà per
lo sfruttamento edilizio selvaggio, ma
fino ad ora tra tutte le Canarie che
abbiamo visto (Hierro è un caso a parte)
è la meno interessante. Questi tre
giorni sono stati fondamentali per
renderci conto di come stanno veramente
le cose: avevamo volutamente escluso
Tenerife dal nostro viaggio proprio
perché abbastanza grande da dedicarle un
viaggio intero in un prossimo futuro.
Adesso abbiamo la certezza che non ce ne
frega niente di tornare qui. Dato che la
Playa del Medano ieri ci è piaciuta,
considerando che le altre che abbiamo
visto sono nere e affollate,
percorreremo anche oggi oltre 100
chilometri per andare a prendere la
nostra razione di sole quotidiana al
sud. Domani abbiamo il volo per la
Gomera. I nostri piani originari
avrebbero previsto la partenza da Hierro
in mattinata, sosta a Tenerife e
partenza per la Gomera con il primo volo
del pomeriggio. Il sole, il mare e la
spiaggia hanno sempre avuto un effetto
ipervitaminico sui nostri cervelli e
così oggi le rotelle cominciano a girare
vorticosamente e ci mettiamo ad
elaborare un nuovo piano diabolico:
siamo già a Tenerife, domani non avrà
senso aspettare il pomeriggio per volare
a La Gomera, un volo in mattinata ci
farebbe guadagnare mezza giornata. In
fondo si tratterebbe solo di sostituire
le nostre prenotazioni…. E noi abbiamo
già avuto la dimostrazione di quanto la
Binter Canarias sia una compagnia
brillante. Detto, fatto. Mettiamo mano
al numero verde della Binter con il
cellulare, comodamente sdraiati al sole
sulla playa e, grande spettacolo, ci
cambiano il volo al telefono! Basterà
presentarci al check-in con il nuovo
numero di prenotazione che ci hanno
affibbiato e che noi abbiamo prontamente
trascritto a penna sulla carta dei
panini. Deve essere la prima volta che
un biglietto aereo viene emesso su un
pezzo di carta unta. A questo punto ci
vengono in mente i peggiori pensieri
sulla nostra italianissima compagnia di
bandiera che….. lasciamo perdere. Dopo
tutto questo lavoro, ci meritiamo una
grigliata di pesce anche stasera.
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